Comincia tutto con tua moglie che esclama: “ci serve un nuovo armadietto”; e tu pensi: “ma no che non ci serve un nuovo armadietto”.
E invece, guarda un po’, ci serve proprio un nuovo armadietto!
Lei prende le misure, io prendo le misure. Continuiamo così fino a quando le cifre non coincidono. Quindi usciamo di casa.
Arriviamo al negozio, srotoliamo il metro, prendiamo il foglietto con i calcoli e verifichiamo tutto fino a quando non è perfetto come il finale di un romanzo Harmony.
Quando poco meno di due anni fa mi sono accinto1Quanta cultura su questo sito, eh? ;P per la prima volta a disegnare mappe con la tavoletta grafica, pensavo sarebbe stata un’avventura mordi e fuggi.
D’altra parte la mia intenzione era semplicemente tradurre in italiano le tre mappe inglesi del Signore degli Anelli in previsione dell’uscita della nuova traduzione, per gustarmi appieno la lettura.
Oggi ho perso il conto di quante ne abbia realizzate. Alcune svariate volte, seguendo quella vana Morgana di illusoria perfezione che mi spinge spesso a rifare da capo molti lavori.
È un bel pomeriggio di sole e sto lavorando all’ennesima revisione del mio ex libris. Per la prima volta scelgo di realizzare qualcosa di classico e, dal momento che per ora è un trattamento che ho deciso di riservare unicamente ai miei libri di Tolkien, vorrei ispirarmi all’arte della Terra di Mezzo.
Necessito di un font e il Cirth, la scrittura dei Nani, mi sembra la scelta più interessante e appropriata. “Va bene”, mi dico, prendo il font che ho creato un anno fa e procedo. All’epoca stavo lavorando sulla mappa di Thrór e lì non ci sono cifre numeriche per cui non le ho mai inserite.
“Ok, vado a cercarle e le integro”; e salta fuori una notizia sorprendente.
Due in effetti. Ma andiamo con ordine.
I numeri non esistono! O meglio, alcuni numeri non esistono, perché Tolkien non ce ne ha mai parlato, né ha avuto l’occasione di utilizzarli in modo consistente. L’unico documento che contiene alcune cifre è ciò che rimane del libro di Mazarbul (3 pagine), quello che Gandalf e compagnia al seguito trovano a Moria, accanto alla tomba del povero Balin:
A otto mesi di distanza dall’ultimo articolo, mi ritrovo nuovamente qui a parlare di ex libris. Questo perché sono un’anima in pena e non riesco mai a trovare una soluzione che mi soddisfi completamente.1È anche una delle ragioni per cui non penso mi farò mai tatuaggi: li adoro, ma sono troppo definitivi per i miei gusti.
Ammetto di essere un blogger estremamente incostante. Passano spesso numerosi mesi tra un post e l’altro e questo piccolo sito dà un po’ l’impressione di essere abbandonato.
In realtà faccio tante cose, ho molte idee e progetti; molti dei quali non si concretizzano nel lungo termine, ma mi forniscono comunque nuovi spunti per realizzare qualcosa di interessante che alla fine riesce finalmente a vedere la luce.
Ho quindi deciso di pubblicare una piccola rubrica a cadenza mensile, nella quale mostrerò a cosa sto lavorando. Non tutto, perché a volte creo regali di compleanno o Natale per gli amici (comincio generalmente già a gennaio) e non posso scriverlo pubblicamente, altrimenti ciao ciao sorpresa.
Ma credo di averne a sufficienza per riempire un articolo. Articolo che sarà naturalmente dinamico: si aggiornerà nell’arco dei trenta1… ventotto… trentuno… giorni, nel caso sentissi la necessità di aggiungere o modificare qualcosa.
Diciamocelo, gli ultimi due sono stati anni terribili. E purtroppo, da questa infelice condizione, non ne siamo ancora usciti.
Per la serie “le cose stupide” (dovrei creare un apposito tag) è tradizione realizzare in occasione del Natale, per la cerchia dei miei amici più cretini, un ironico santino che, nelle più rosee intenzioni, dovrebbe proteggerci nel corso dell’anno.
Sono tutti piuttosto irriverenti, più o meno simpatici, ma ognuno altamente passibile di denunzia (anche se finora è andata sempre bene).
Il racconto è stato pubblicato in edizione cartacea, ad opera di Eterea Edizioni. Trattandosi di una donazione, non prenderò un singolo centesimo dalla vendita del libro, però mi fa piacere sapere che esiste. :)
Nell’ambito di una piccola campagna di chiarimenti in merito agli eventi della Terra di Mezzo, promossa dall’Associazione Italiana Studi Tolkieniani e dallo splendido canale YouTube Valinor, mi è stato chiesto di scrivere un breve articolo sulla giornata tipo di Sauron.
Dal momento che J.R.R. Tolkien non si è mai addentrato molto sull’argomento — anzi, diciamo proprio per niente —, ottimo espediente per rendere il Signore Oscuro ancora più evanescente e inquietante, ho pensato di inventarmi tutto di sana pianta, giocando su un registro fortemente ironico. Ho immaginato (con ben poca fantasia, me ne rendo conto) il ritrovamento di un diario appartenuto a un fantomatico Orco di nome Gragnak, sul quale era stata annotata la scaletta dei compiti giornalieri di Sauron.
In seguito, l’innata abilità di Frank nella narrazione e i divertentissimi (e numerosissimi) disegni a opera di un bravissimo Nicola Chibbaro, hanno contribuito alla nascita di un piccolo video a mio avviso — ma sono di parte — molto divertente.
I virtual challenges, ovvero le sfide virtuali, hanno preso piede negli ultimi due anni quando gli eventi nefasti che si son abbattuti su di noi ci hanno tolto la possibilità di viaggiare; e di poter quindi visitare tutti quei luoghi affascinanti, suggestivi e rilassanti di cui la natura ci ha gentilmente fatto dono.
Chiusi in casa, con al massimo il permesso di uscire a farci una corsetta, le motivazioni per tenerci in forma sono pian piano scemate, con il concreto rischio di venir fagocitati dall’infinita offerta di film e serie TV sulle varie piattaforme di streaming e diventare come l’omino Michelin del film Ghostbusters.1Che ovviamente era il Marshmellow man ma, quando ho scritto l’articolo mi sentivo spiritoso. :)
Ecco qui, per esempio, lo schema dei Km giornalieri che ho percorso quest’anno (clicca per aprire l’immagine intera). I primi tre mesi sono semplicemente vergognosi, con una timida ripresa in primavera ma nemmeno troppo evidente. In blu il giorno in cui mi sono a malapena trascinato fuori dal letto e in rosso quello nel quale ho mosso un po’ il culo.
I segnalibri delle edizioni Minalima di Harry Potter si fermano qui. L’editore inglese responsabile della collana (non merita di essere nominato) ha deciso di interrompere la collaborazione con il duo artistico. Le ragioni ufficiali non sono state rese note, ma è facile immaginare la solita questione pecuniaria: affidarsi a un artista qualsiasi, chiamato a imitare lo stile di Minalima, costa meno e rende di più. Nel frattempo, il prezzo dei volumi è lievitato dai 35 euro iniziali ai 50 dell’ultimo in uscita, che per quanto mi riguarda rimarrà a prendere polvere sullo scaffale delle librerie (e comunque lo stile del dorso sta anche male vicino agli altri).
Si conclude mestamente un progetto artistico splendido, sacrificato sull’altare del profitto. Peccato: la magia avrebbe meritato di meglio.
Alcuni giorni fa (parliamo del 2021), grazie a un’amica appassionata di libri magici, ho scoperto il mondo di MinaLima. Ora, senza dilungarmi in spiegazioni troppo dettagliate1Poi l’ho fatto lo stesso, ma ormai mi conoscete e mi volete bene lo stesso (vero?). :) (perché non è da escludere il fatto che io possa essere l’unico al mondo che non li conoscesse), dietro questo studio grafico si nascondono — mica tanto — due talentuosissimi artisti inglesi2Vabbè, lui è brasiliano; giusto per complicarmi la vita, eh! Non poteva essere inglese pure lui, così avrei potuto evitare di dover scrivere questa nota? In ogni caso il loro negozio è a Londra., Miraphora Mina e Eduardo Lima, che si sono occupati di tutto ciò che di visivo si può vedere nei film di Harry Potter: dai poster ai giornali, agli arazzi, ai libri magici, alle mappe, ai quadri, alle confezioni delle caramelle… Insomma, tutto.
Fra le mie numerose cattive abitudini sul blog c’è quella di abusare di titoli un po’ troppo iperbolici e fantasiosi; al punto che non sono quasi mai in grado di ritrovare al volo gli articoli, qualora ne avessi la necessità. Quando ho acquistato la prima edizione italiana dello Hobbit, l’intestazione che ho utilizzato è stata “Il mio tesssoro“; per la seconda edizione inglese ho scelto “Il mio secondo tesssoro“. Quindi, a rigor di logica, il presente post si sarebbe dovuto chiamare “il mio terzo tesssoro“, “il mio tesssoro più grande”, o qualcosa del genere.
È iniziato tutto con la Supermappa. La stimolante idea di condensare tutti gli spostamenti dei personaggi dello Hobbit e del Signore degli Anelli all’interno di un’unica mappa ce l’avevo da un bel po’, e finalmente sono riuscito a realizzarla.
Sono contento, mi piace e l’ho appesa nella stanza TV. È però un po’ scomoda da consultare, date le dimensioni (80×60 cm). Io leggo principalmente a letto per cui non mi andava di alzarmi ogni volta, oppure di tenere una Supermappa a mo’ di coperta. Per cui, dopo averci rimuginato sopra per qualche settimana, le ho dato una nuova forma.
Questo è un velocissimo articolo che riprende (e, speriamo, possa concludere) il discorso affrontato in ex libris ed ex libris parte seconda, sul miglior sistema di “marchiare” i libri della propria collezione.
La soluzione più recente consisteva nell’utilizzare un set di timbri per imprimere il mio logo, le iniziali del mio nome e la data in cui il libro è entrato ufficialmente nella mia libreria.
Ieri, mentre facevo un po’ di ordine nella mia libreria multimediale, ho deciso di ridisegnare le locandine dei film di Tolkien. Non sono mai stato un fan dei poster coi faccioni degli attori, pessima tradizione inaugurata dalle più recenti trilogie di Star Wars.
Ci sono due libri che rileggo regolarmente ogni anno. Il primo è lo Hobbit, per il quale nutro un amore incondizionato, il secondo è the Martian, conosciuto anche come Sopravvissuto.
È un romanzo fanta-scientifico (nel senso che c’è molto spazio, ma ancora di più scienza, chimica e fisica) di Andy Weir del 2011, dal quale quattro anni dopo è stato tratto un discreto film diretto da Ridley Scott (Alien, Blade Runner).
A quanto pare, ultimamente sono un pochino ossessionato dalle prime edizioni dello Hobbit. Dopo aver acquistato la prima italiana, il facsimile della prima inglese e una autentica seconda inglese, mi è venuta un’idea.
Come sappiamo, qui da noi il romanzo di J.R.R. Tolkien è arrivato con un ritardo di 36 anni. In questo lungo arco di tempo l’autore ha apportato alcune modifiche e correzioni, in particolare in prossimità della pubblicazione del Signore degli Anelli, per rendere gli eventi più coerenti tra loro. Pertanto noi italiani non abbiamo mai avuto modo di leggere la primissima stesura.
A causa di una mia probabile distrazione (o di un “amico” che aveva promesso di tenerla per sé e ha in seguito cambiato idea) nel corso degli anni una copia di test del libro1Senza sovraccoperta né mappa interna. è finita in vendita sulle varie piattaforme eBay, Vinted ecc… Viene spacciata come preziosissima e unica al mondo, e proposta a un migliaio di euro, ma non vale assolutamente niente. Non acquistarla, anzi, fammi la cortesia di segnalare l’inserzione perché, in quanto copia realizzata a uso strettamente personale, non può assolutamente essere venduta.
Doverosa premessa
Qui in Italia Tolkien ha sempre diviso. Nei primi anni dalla pubblicazione delle sue opere, lo scontro era principalmente politico; chi diceva che era un romanzo di destra, chi diceva che non lo era, e giù a darsi bastonate. Poi, col tempo, gli animi si sono placati e abbiamo avuto un periodo relativamente tranquillo nel quale ci si limitava a leggere e ad apprezzare i suoi capolavori. Da un paio di anni a questa parte è però sorto un nuovo contrasto, che riguarda la vecchia e la nuova traduzione, e le modalità che hanno portato a uno scontro prima verbale e poi legale tra le parti in causa. Personalmente ho sempre evitato tutte queste polemiche, che ritengo inutili e sterili: Mi piace Tolkien, leggo Tolkien. Punto.
La mia collaborazione con l’Associazione Italiana Studi Tolkieniani si è limitata a un piccolo scherzo, che trovavo simpatico e intrigante, così come tutto il progetto che c’è dietro.
Ho naturalmente le mie opinioni per quanto riguarda le due traduzioni, che sono solo mie e al di sopra di tutto il rumore che leggo online.
Queste riproduzioni sono da considerarsi un omaggio alla prima traduzione del Signore degli Anelli, che è il libro con cui sono cresciuto. Nel malaugurato caso (mi auguro solo frutto di mie preoccupazioni infondate) qualcuno possa ritenersi offeso, si sappia non era assolutamente mia intenzione. Per me è una semplice e sincera manifestazione d’amore per una traduzione che adoro.
Poco più di un anno fa, all’incirca ai primi di marzo 2020, ho intrapreso un progetto titanico e segretissimo. Oggi i tempi sono maturi per poterne parlare (o per finire dietro le sbarre, vediamo…).
Ho perso il conto di quante volte abbia finora nominato la “prima edizione” italiana del Signore degli Anelli in questo blog, per cui non andrò per le lunghe: Nel 1967 la casa editrice Astrolabio ha portato il romanzo in Italia e ne ha messo in commercio la prima parte, con l’intenzione di completare l’opera pubblicando le due rimanenti entro l’anno successivo. Lo scarso successo di vendite ha decretato la fine del progetto. In seguito tutti i diritti della traduzione sono stati donati a Rusconi e sappiamo tutti come è andata a finire.
Nei tre anni in cui è uscita al cinema la trilogia sullo Hobbit di Peter Jackson (della quale ho parlato ampiamente qui e qui), ho completamente ignorato qualsivoglia informazione a riguardo (franchise compreso).
Non l’ho fatto naturalmente per timore di spoiler — d’altra parte lo Hobbit lo rileggo almeno una volta all’anno — ma perché mi piace lasciarmi travolgere dalle emozioni tutte insieme. Tanto per dire, i primi due film li ho guardati solo la sera prima dell’uscita nelle sale del terzo capitolo.
In questo modo mi sono perso tante chicche interessanti, che ho dovuto andare a recuperare svariati anni dopo (non avevo preso molto bene l’opera di Jackson, quindi l’avevo disconosciuto per qualche tempo).
Non è calda e non è neppure una coperta, ma mi piacciono i titoli d’effetto. :)
Quando Adelphi, quasi 50 anni fa, ha pubblicato la prima edizione italiana dello Hobbit, apparentemente la qualità dei materiali non è stata la sua principale preoccupazione.
È un libro che si presenta piuttosto povero, benché appartenesse (e appartiene tuttora, visto che dal 1973 continua a essere stampato in questa veste) alla collana deluxe dell’azienda.
La copertina e (soprattutto) il dorso della mia edizione risultano alquanto disastrati, non tanto per l’integrità strutturale del volume, ma per il fatto che quello specifico cartoncino sembra essere molto sensibile al passare del tempo: ha infatti la tendenza a macchiarsi e a imbrunire facilmente, al semplice contatto con la luce. Non essendo un chimico, le mie sono naturalmente soltanto supposizioni; non so a quali torture può averlo sottoposto il precedente proprietario, però non mi è mai capitato di trovare in vendita copie, non dico perfette, ma che non presentassero analoghi problemi di scurimento.
Ho quindi deciso, fin da subito, di fabbricare una sorta di protezione intorno al libro, che gli consentisse però di “respirare”.