Una delle idee più stupide e folli che mi frullavano per la testa da un annetto a questa parte riguarda un’improbabile antologia sui cartoni animati. Non quelli belli e famosi con cui siamo cresciuti e che amiamo come la nostra famiglia.
Gli altri.
No, nemmeno quelli brutti e sconosciuti, dei quali per ovvie ragioni non frega niente a nessuno. Intendo gli altri ancora, quelli che avrebbero potuto essere e non sono stati. E per fortuna, aggiungerei.
Questo libretto, perché si è capito che è un libretto ormai, vero? Dicevo, questo libretto raccoglie una trentina tra i supereroi più idioti e inutili che la mia mente abbia potuto concepire nelle ultime settimane.
Alien è uno dei miei film preferiti e bla bla bla… ok, lo sappiamo, vai avanti. Bene, a oggi esistono sostanzialmente due edizioni di questo film: la Versione Teatrale, ovvero quella che è uscita al cinema nel 1979, e la Director’s Cut del 2003.1Ci sono anche sotto-versioni minori, ma differiscono tra loro per dettagli infinitesimali, come qualche stella non presente in un’inquadratura dello spazio e inserita in seguito; rientrano comunque tutte nelle due varianti di cui sopra.
Ci sono un po’ di differenze, che puoi trovare qui così non mi dilungo troppo. In linea di massima Ridley Scott si è sempre dichiarato soddisfatto della prima incarnazione di Alien, e così tutti noi; tuttavia, una ventina di anni fa, in concomitanza di una riedizione in cofanetto della saga, gli è stato chiesto di rielaborare la pellicola in modo da generare maggior interesse sulle vendite.
A suo dire non è mai stato contento del risultato, e in ogni intervista continua a ribadire che il vero Alien è il primo. Ma, se lo ha realizzato – penso io – è perché l’idea (o il compenso economico) tanto schifo non doveva fargli.2Va bene, lo dico subito, Ridley Scott è un vero talento della regia, ma a me sta un po’ sulle palle: principalmente per come ha gestito la brutta vicenda riguardante Kevin Spacey (prima che venisse completamente scagionato), cacciandolo dal set del suo più recente film e rigirando con un altro attore tutte le scene che lo riguardavano, per timore di ricadute economiche. Film che poi è comunque finito nel dimenticatoio.
La stragrande maggioranza dei cultori di Alien ha bocciato la nuova riedizione, ritenendola inferiore all’originale, perché ha un ritmo più frenetico che lo avvicina alle atmosfere del seguito di James Cameron. Alcune sequenze sono state accorciate, alcune (malamente) tagliate e nuove, totalmente inedite, sono state introdotte. Il bello del primo erano proprio i tempi lunghi, che preannunciavano la tempesta in arrivo, ma anche il nuovo ha qualche freccia al proprio arco.
Non mi è mai piaciuto realizzare font, perché è un processo lungo e noioso. Ma negli ultimi anni mi sono ritrovato a doverne creare un bel po’ per necessità personali.
I primi sono stati quelli delle rune dei Nani1Nello specifico si tratta di Futhorc, ovvero di un adattamento da parte di Tolkien, che all’epoca dello Hobbit non aveva ancora elaborato un linguaggio complesso, delle antiche rune anglosassoni. e della mappa di Thrór. Poi, un po’ per scherzo, è arrivato il font della prima edizione italiana del Signore degli Anelli. In seguito ho realizzato le rune del Signore degli Anelli, che sono differenti da quelle nello Hobbit.2In questo caso si tratta di Angerthas, una forma di linguaggio completa realizzata da Tolkien per il suo romanzo più celebre. A seguire è arrivato quello del nuovo Contrattone. L’ultimo in ordine di apparizione mi è servito per la mia mappa più recente, quella di Christopher. Negli ultimi due casi, il progetto finale l’ho realizzato con calligrafia a mano, ma i font mi sono stati molto utili per esercitarmi.
Inscryption è un gioco che ho acquistato, giocato per un ragionevole numero di ore, e infine abbandonato quando ha tradito la mia fiducia. Ma dei controne parlo più dettagliatamente nella piccola recensione sulla pagina dei giochi.
Venendo invece ai pro, ha una direzione artistica meravigliosa. Lo stile grafico delle carte è la ragione che mi ha spinto a comprarlo e a godermelo per tutto il primo atto. Benché molto difficilmente lo riprenderò ancora in mano, i personaggi che lo popolano mi sono rimasti nel cuore, e oggi ho deciso di trasformarli in oggetti reali.
Quando un paio di giorni fa ho terminato la versione italiana della cartina originale di Christopher Tolkien, inclusa nella prima edizione inglese del Signore degli Anelli, mi sono ritrovato con una mappa quadrata. Sì perché, a differenza delle cartografie pubblicate di recente, le prime incarnazioni cartacee occupavano lo spazio di un quadrato perfetto (in pratica si evitava di aggiungere un lato completamente vuoto, occupato dal mare, visto che non ce n’era bisogno).
Naturalmente questo non è un problema, le due misure che ho realizzato, 60×60 e 80×80 cm sono standard; si trovano facilmente cornici che le possano contenere. Ma io ho casa piena di quadri 80×60, per cui mi serviva un’idea illuminante per poterne estendere la superficie.
C’è un aggiornamento più recente di questa mappa. Il presente articolo rimane comunque interessante da leggere, perché contiene interessanti informazioni sulla sua origine. :)
Giuro, questa è la mia ultima mappa della Terra di Mezzo! Ho perso il conto di quante ne ho realizzate, eliminate, modificate, aggiornate e localizzate negli ultimi anni.
Allora… l’articolo che hai sotto gli occhi sancisce quella definitiva, per una ragione molto semplice: non l’ho fatta io, ma Christopher Tolkien. È la sua. Solo che è in italiano.
Per capirci, questa è la mia ultima cartina della Terra di Mezzo “ufficiale”:
L’ho rifatta a modo mio, se vogliamo i dettagli sono un po’ più precisi perché ho disegnato gli elementi intorno alle scritte in modo che non ci fossero sovrapposizioni. La mappa di Christopher, al contrario, essendo stata fatta a mano ha molte scritte che in parte coprono il paesaggio.
Non è un difetto, eh, soltanto uno stile differente. Quello che non mi ha mai convinto fino in fondo della mia versione è il testo. Benché l’abbia modificato aggiungendo svariate legature, per rendere le scritte più naturali, rimane comunque un font e, in quanto tale, risulta molto freddo e impersonale. In una prima versione avevo anche scritto i nomi a mano libera ma, non essendo il mio campo, il risultato non mi soddisfaceva.
Dopo aver elaborato le mappe dello Hobbit, mi sono detto “ok, e se facessi lo stesso lavoro anche con il Signore degli Anelli?”. Detto, fatto.
Alcuni giorni fa ho notato che lemonskin.net non era più raggiungibile via browser. Ho verificato con la rete 4G del mio cellulare e funzionava tutto, per cui ho archiviato l’argomento come “qualche problema passeggero legato ai nodi di Internet”.
Oggi, invece, non funzionava più nemmeno da smartphone, per cui ho pensato bene di contattare il mio sito di hosting.
“Qui risulta tutto a posto”, mi hanno detto, “però, curiosamente, i DNS (i puntamenti, diciamo) del dominio sono errati, ecco perché non riesci a caricare il sito”.
Fin dai primi minuti di gioco di Horizon Zero Dawn, che ho giocato nel 2017, mi sono innamorato sia della protagonista, Aloy, che del meraviglioso aspetto artistico dei vari animali meccanici che popolano il gioco.
Quello che forse più mi ha colpito è il Tallneck (letteralmente “collolungo”), una sorta di giraffa con la cupola dell’Enterprise di Star Trek al posto della testa. È una tipologia di robot non ostile, che è necessario scalare per ottenere porzioni della mappa dei vari territori. Non ricordo quanti ce ne siano, credo più o meno una decina, ma per ognuno è necessario adottare un approccio differente perché c’è sempre qualche variante (alcuni elementi sono rotti, oppure deformati, o del tutto mancanti) che spinge ad essere creativi.
Sono un videogiocatore dai tempi dei primi Atari. Non uno di quelli estremisti, che passano metà della propria esistenza davanti a un display con un joystick in mano; ma devo dire di aver affrontato, nel corso di più di quattro decadi, tutti i principali classici.
Da una quindicina d’anni a questa parte sto anche tenendo il conto; così, per statistica e divertimento.
Negli ultimi tempi la voglia di videogiocare è andata calando. Non so, sarà il periodo storico in cui abbondano remake e remaster1Sono entrambe riproposizioni di vecchi videogame, la differenza è che le remaster si basano fedelmente sul gioco originale, riproponendolo con una grafica più moderna, mentre i remake si spingono spesso a modificare alcune meccaniche con la speranza di migliorare un gameplay ritenuto troppo datato., e io stesso mi ritrovo il più delle volte a rigiocare titoli che ho amato (vedi Zelda: Breath of the Wild, che ho terminato proprio alcuni giorni fa).
Sarà anche che stanno tornando le belle giornate e ho più voglia di passarle all’aperto che seduto sul divano.
Sarà che di giochi davvero stimolanti (almeno per i miei gusti) non ne vedo molti all’orizzonte.
Sono un po’ di settimane che non posto più niente qui sul blog. La verità è che mi sono stancato di disegnare mappe, per cui penso di prendermi una piccola pausa. Non che me ne sia stato con le mani in mano, alcune idee mi sono venute, però mancava la voglia di portarle avanti.
Contemporaneamente, e probabilmente anche la principale causa di cui sopra, mi sono comprato uno Switch, perché l’imminente arrivo del nuovo capitolo di Zelda mi ha fatto tornare la voglia di rigiocare il precedente, Breath of the Wild (che anni fa avevo terminato su Wii U).
Cinque anni fa, ammaliato dalla bellezza di Zelda: Breath of the Wild, ho acquistato un Wii U e l’ho giocato per mesi fino a platinarlo.1Cioè prendere tutte le armature, sconfiggere tutti i nemici, completare tutte le missioni, compresi i due DLC aggiuntivi.
Poi l’ho rivenduto.
Non sono mai stato un fan Nintendo. Intendiamoci, ne adoro la direzione artistica e l’innata originalità, ma sono cresciuto con Commodore 64, Amiga, PC e Mac (da quasi trent’anni); insomma, una strada parallela ma divergente.2Però ho avuto un Wii perché mi divertivo tantissimo ad agitare i nunchuck, e un DS ottenuto accumulando i bollini della benzina.
Finalmente, dopo tanti anni durante i quali le ho rimandate a oltranza, mi sono deciso a intraprendere la lettura delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco di George R. R. Martin. La scintilla scatenante è stata la recente serie TV House of the Dragon, che ho cominciato a guardare svogliatamente ma che mi ha immediatamente conquistato.
Avevo visionato Game of Thrones alcuni anni fa; però l’estrema complessità della trama, l’elevato numero dei personaggi e, soprattutto, la carenza da parte mia di una minima conoscenza della geografia di Westeros (e anche le ultime stagioni chiaramente sotto tono) non me l’hanno fatta godere appieno, lasciandomi con un giudizio un po’ controverso.
Il nuovo prequel l’ho trovato buono. Trama decisamente più lineare ma personaggi, recitazione e fotografia veramente al top, tanto che l’ho guardato molto volentieri (poi la seconda stagione è stata un po’ meh).
Ci siamo lasciati qualche giorno fa con la (relativamente) avvilente notizia della dipartita della mia fedele Jenny, pace ai circuiti integrati suoi.
Dopo una frenetica ricerca, durata un’intera giornata (per i miei standard si è trattato di una cerca velocissima, perché non potevo stare senza), ho individuato quella che spero sarà una degna succeditrice.
Un paio di giorni fa la mia fedele tavoletta grafica ha deciso che era arrivato il momento giusto per andarsene in pensione. In realtà non è andata proprio in questo modo, si è spenta inesorabilmente come una candela.
Adesso che penso di aver praticamente terminato tutte le mappe che volevo realizzare, ogni tanto mi spremo il poco cervello che ho su come renderle più stimolanti e creative. Un pensiero che da qualche tempo mi ronzava in testa era l’idea di farci un puzzle.
Ho scoperto che Ravensburger, azienda leader per questo genere di passatempi, ha da qualche tempo un apposito sito web per creare puzzle personalizzati utilizzando le proprie foto. I prezzi non sono popolari – proprio per niente – ma, a pensarci bene, non è che se ne ordina uno al giorno; si tratta di qualcosa di speciale, come la foto di un momento felice coi propri cari, che verrà appeso alla parete come un quadro prezioso. Quindi il prezzo un po’ salato ci sta.
Eh no, non quella. A me il calcio interessa quanto raccogliere funghi in piscina per preparare il risotto della domenica e fare bella figura coi parenti buoni. :)
Negli ultimi anni mi sono dato parecchio da fare per reperire tutti i libri che ricoprivano per me grande importanza, per ciò che hanno rappresentato nel loro periodo storico.
Tra i tanti, una seconda edizione inglese dello Hobbit (purtroppo la prima, a causa della sua rarità, sarà sempre decisamente al di fuori della mia portata), una prima edizione inglese del Signore degli Anelli, una prima edizione italiana dello Hobbit e mi mancava, per l’appunto, una prima edizione italiana del Signore degli Anelli.
Nel 1993, CDE (Club degli Editori, su licenza Rusconi) pubblicava in libreria uno splendido cofanetto contenente tre volumi dedicati a J.R.R. Tolkien: Racconti Perduti,Racconti Ritrovati e Racconti Incompiuti.
Nonostante i titoli siano molto simili tra loro, al punto da far pensare si riferiscano al medesimo argomento, la realtà è ben diversa. Il primo contiene approfondimenti e versioni alternative delle grandi opere del prolifico autore inglese, mentre i restanti sono la traduzione italiana dei primi due volumi dell’History of Middle-earth.
Terzo, velocissimo capitolo sulla mia piccola saga Lego James Bond (e, di conseguenza, terzo titolo ufficiale storpiato malamente). Nei precedenti articoli costruivo inizialmente una custom DB5, per poi acquistare e modificare un po’ il bellissimo e nuovissimo modello ufficiale Lego Champions.
In quell’occasione mi sono accorto con struggenti sensi di colpa che Roger Moore, che a mio avviso ha meglio rappresentato la figura dell’agente segreto al servizio di Sua Maestà, non ha mai toccato una Aston Martin in alcuna delle sette le pellicole che ha interpretato (qui quelle ufficiali, compresa la leggendaria Lotus Esprit S1 subacquea).