La Supermappa è nata così: qualche settimana fa mi è passata per la testa l’idea di creare una mappa gigantesca della Terra di Mezzo1E intendevo grande davvero: 120 x 80 centimetri, il doppio delle mie mappe più grandi… in pratica l’equivalente di un tavolo da cucina. che potesse includere sia la nomenclatura classica Alliata/Principe che quella nuova di Fatica, in cui inserire un numero spropositato di dettagli (possibilmente tutte le informazioni contenute nelle mappe della Contea e di Rohan-Gondor-Mordor):
Dopo essermi cimentato nell’impegnativa interpretazione del Contratto da Scassinatore dello Hobbit di Peter Jackson, ho deciso di fare trentuno e replicare invece quello originale, con cui Thorin Scudodiquercia e compagni assoldano Bilbo Baggins all’interno dell’omonimo libro.
Si tratta in realtà di una breve lettera scritta in Tengwar, la lingua più diffusa nella Terra di Mezzo. E la calligrafia appartiene a Tolkien stesso, che si era creato una copia per proprio diletto. L’ho estratta dalle pagine di un libro (l’Arte dello Hobbit), ripulita e riprodotta su cartoncino.
Dal 1° giugno al 28 ottobre del 2018 si è svolta a Oxford quella che molto probabilmente è stata la più grande mostra dedicata a J.R.R. Tolkien e alle sue opere.
Ho sempre amato lo Hobbit e il Signore degli Anelli sopra ogni altra cosa ma non ho mai sentito la necessità di ampliare le mie conoscenze riguardo il loro prolifico autore. Certo, ho letto il Silmarillion (lo sto, tra l’altro, rileggendo in questi giorni) e tutti gli altri suoi racconti, ma non mi sono mai addentrato all’interno del suo mondo, e delle ragioni che l’hanno spinto a crearlo in maniera così credibile.
Fino a quest’anno quando, divertendomi a disegnare qualche mappa, mi è improvvisamente scoppiata la voglia di saperne il più possibile. Tagliando corto, la mia scarna libreria si è ampliata a dismisura con volumi interessantissimi, incentrati sulla biografia, i linguaggi, la Terra di Mezzo e le sue creature.
Uno di questi è Tolkien: Maker of Middle-Earth, un meraviglioso table book (ovvero un tomo di dimensioni così considerevoli che va letto appoggiato a un tavolo o una scrivania) stampato apposta per la mostra di cui sopra, e che racchiude tutto il materiale che è stato mostrato a Oxford. L’esibizione me la sono persa perché non ne avevo proprio sentito parlare ma adesso, invece di mangiarmi le mani, posso felicemente sfogliare questo immenso volume e far finta di essere là. Non è la stessa cosa, naturalmente, ma è documentato così bene da non farmi rimpiangere la lunga coda per accedere alla Weston Library in una piovosa giornata inglese.
Quando ho realizzato il Contratto da Scassinatore (per via di varie vicissitudini e inesperienza ci ho impiegato circa una settimana), ho giurato a me stesso che mai più mi sarei imbarcato nell’impresa di crearne un altro.
E infatti, siccome sono un uomo di parola, negli ultimi due giorni è proprio quello che ho fatto: sono stato contattato da un ragazzo, come me grande amante di Tolkien, a cui sarebbe piaciuto averne una copia (mi auguro lo utilizzerà in modo legale, e solo con Hobbit di comprovata moralità) e ne ho apprezzato l’entusiasmo. Che poi è la stessa passione che ha spinto me a intraprendere questo simpatico progetto.
Ho deciso così di tenere un piccolo diario di costruzione, per mostrare il lavoro che c’è dietro e fornire un aiuto visivo a chi volesse cimentarsi nella stessa impresa.
Il 21 settembre del 1937 usciva in Gran Bretagna la prima edizione dello Hobbit. Non era un’edizione brutta, sudicia e umida, piena di vermi e intrisa di muffa, e nemmeno un’edizione spoglia, arida e scarna, senza niente da leggere o da sfogliare: era un’edizione hobbit, vale a dire comoda.
Stampata con una tiratura di sole 1500 copie presentava, stampata in quattro colori (a opera dello stesso Tolkien), una meravigliosa sovraccoperta sulla quale, in modo estremamente schematico, era raffigurato l’intero viaggio della Compagnia di Thorin Scudodiquercia verso la Montagna Solitaria. A dirla tutta, nel disegno originario di Tolkien c’erano cinque colori — il drago Smaug e il sole avrebbero dovuto essere rossi — ma l’editore, George Allen & Unwin, ha ritenuto l’aggiunta di una quinta tonalità troppo dispendiosa.
Con il permesso di Mian, ho fatto una piccola pazzia.1Non necessariamente in questo ordine… ;)
Il gioiellino nella foto ha quasi cinque decadi, ed è la prima edizione italiana dello Hobbit (Adelphi, ottobre 1973). È un libro che amo più di (quasi) qualsiasi altra cosa al mondo.
Certo, mi sarebbe piaciuto (e mi piacerebbe tuttora) avere 16.000 euro a disposizione per poter entrare in possesso della prima edizione inglese, stampata in sole 1500 copie; ma già così ho raggiunto il mio personalissimo Santo Graal, che inseguivo da fin troppo tempo. :)
L’occasione si è presentata sotto forma di un’asta su Ebay, in un periodo in cui sto cercando di vuotare il ripostiglio dalle centinaia di cianfrusaglie che si sono accumulate negli anni ma che, essendo ancora perfettamente operative, non ho mai avuto il cuore di gettare via.
Questo è un articolo che ho pubblicato alcuni mesi fa ma che ho deciso di riscrivere e riorganizzare, perché le copertine stavano aumentando a vista d’occhio e preferisco non dover ricorrere a pagine multiple per visualizzarle tutte. Ora ci sono dei semplici link, soluzione che mi sembra più semplice e pulita.
In questi giorni, complice l’acquisto di un nuovo televisore e conseguente riorganizzazione di applicazioni e file multimediali, sono passato da Kodi a Plex.
Ne ho approfittato per dare un’impostazione grafica coerente alla mia collezione di film, creando alcuni poster minimal, perché adoro quest’arte.
La mia collezione
Preciso subito che sono copertine fatte al volo, massimo 5-10 minuti l’una, pertanto non sono il massimo della bellezza o della semplificazione: la prima cosa che mi è venuta in mente l’ho buttata giù di getto e appiccicata sopra.
Alcuni disegni non sono miei, li ho presi da Google e adattati o ridisegnati per dar loro un po’ di coerenza con gli altri poster, ma tutti gli eventuali diritti rimangono naturalmente dei rispettivi proprietari.
Le ciambelline nella parte superiore di alcuni poster sono una rappresentazione grafica di DVD multipli, per ricordarmi che sono collezioni, ovvero raccolte di film.
Facci quello che vuoi; io li metto qui, così un domani che ne avrò nuovamente bisogno, saprò dove trovarli. :)
Sui miei Mac ho sempre avuto cartelle, sparse qua e là, in cui salvare quelle immagini idiote che vengono postate sui social network o che arrivano tramite WhatsApp, Telegram e tutte le infinite applicazioni di messaggistica che affollano il nostro presente. Meme che non si sa mai dove mettere dopo averli condivisi con gli amici, ma che è un peccato buttare.
Il problema è che non c’è modo di catalogarli, se non — per l’appunto — mettendoli in directory chiamate “cazzate” che poi finiscono in giro per gli hard disk.
Allora mi sono detto “perché non farci un sito web“? Solo per le cose più belle, quelle che mi fanno sghignazzare tutte le volte che le rivedo. Almeno ho un posto dove trovarle quando le cerco e molta meno spazzatura sul computer.
Dopo svariati anni che ammiravo la scatola dello Yellow Submarine sulla mensola dei set illibati1= sigillati. ho deciso che oggi fosse finalmente la giornata giusta per aprirla.
Trattasi del progetto Ideas2Un portale Lego in cui gli utenti propongono, per l’appunto, idee e, qualora vengano accettate, diventano set ufficiali. numero #15 (21306) ovverosia il celebre sottomarino giallo dei Beatles, divenuto famoso grazie al psichedelico film del 1968. La particolarità di questo set riguarda la frizzante esplosione di colori e le fantastiche minifig esclusive che mettono allegria solo a guardarle.
Il concetto è semplice: costruire un oggetto utilizzando il minor numero di pezzi possibile, danzando su quella linea di confine tra la massima semplificazione e un accettabile grado di riconoscibilità.
Questo post è un pochino più al passo sugli ultimi anni…
Mi piace muovere il mouse, premere bottoni e far scivolare la punta del pennino sulla tavoletta grafica. :)
Questa è una selezione di alcuni lavori2Vabbè, non proprio lavori… Quelli non posso per ovvi motivi o semplicemente perché sono troppo noiosi. :) che ho svolto negli ultimi anni.
Il logo di Lemonskin è nato in concomitanza col nome della nostra, omonima, software house.1… che si occupa di sviluppare applicazioni per piattaforma iOS.
Era necessario trovare un dominio WEB che fosse disponibile, impresa piuttosto impegnativa di questi tempi.
2011
Correva l’anno 2011, cominciavamo la nostra avventura nello sviluppo di applicazioni iOS e serviva un simbolo identificativo per distinguerci nell’oceano di altri sviluppatori.
L’idea iniziale, com’è prevedibile, è stata una fetta di limone2In realtà mezzo limone, visto frontalmente.. Dopo aver considerato varie forme e angolazioni — intero, a fette, a spicchi… — l’idea di averlo pronto da spremere ci piaceva.
Il mio modesto contributo a due giganti del cinema italiano.
Anche questa composizione diventerà un quadretto da appendere alla parete, perché Bud e Terence sono stati molto di più che semplici pistoleri, poliziotti, pirati, pugili, piloti, meccanici, missionari, camionisti, giocatori d’azzardo, scommettitori, stuntman e sassofonisti. Hanno insegnato a generazioni di ragazzi che il bene vince sempre sul male e i bulli hanno vita breve.
E, come Stanlio e Ollio, strappano sempre fragorose risate, anche alla centesima visione. :)
Nelle belle giornate di sole le mie tartarughe (d’acqua) escono dal laghetto e si arrampicano sugli scivoli di legno e sulle pietre calde a godersi il tepore.
Foto mia, tartarughe pure. :)
Ho preso l’abitudine, da qualche tempo a questa parte, di uscire in giardino ogni ora e camminare dai cinquecento ai mille passi; perché lo dice il Fitbit — e io del Fitbit mi fid(av)o — e perché pare faccia bene. Anche e soprattutto a livello mentale: staccare dalle incazzature della vita quotidiana, anche per pochi minuti, aiuta ad arrivare a sera senza doversi macchiare le mani del sangue di qualcuno.
Apri il link in un nuovo pannello per una risoluzione più elevata.
“Ricapitolando”… libro… Afferrata la sottile ironia? ;P
Vabbè, veniamo al dunque. Come ho già affermato in questo articolo ho scritto un libro1Disponibile anche in versione brossurata e con copertina rigida (in realtà le edizioni fisiche non esistono più da un po’ di tempo)., una parodia del Signore degli Anelli. Potrebbe esistere un racconto fantasy senza la relativa mappa? Sì, però ho deciso di crearla lo stesso.
Natale dovrebbe essere legna che arde nel caminetto, profumo di pino e di vino, buone chiacchiere, bei ricordi, amicizie rinnovate. Se tutto ciò dovesse mancare, semplicemente amore.